LA MACCHINA FOTOGRAFICA (back)
(modello SLR)
 

 

 

Iniziamo questa parte accennando alla struttura dell'occhio umano, per poi mostrare come la macchina fotografica sia una sua imitazione tecnologica. L'uomo percepisce la luce attraverso l'occhio. Davanti c'è una lente, detta cristallino, che ha la straordinaria capacità di potersi deformare e di cambiare la sua lunghezza focale a seconda del bisogno (per guardare cose vicine o lontane). Anteriormente al cristallino si trova l'iride (la parte colorata in bruno, azzurro, verde...), che delimita un foro detto pupilla (che appare nero). Tutti possiamo notare facilmente che la pupilla si allarga o si restringe a seconda delle condizioni di luce ambientale (ampia con poca luce, stretta con tanta luce). Internamente all'occhio, nel bulbo, c'è un liquido perfettamente trasparente, detto umor vitreo, e in fondo c'è la retina, che è la parte sensibile alla luce. La retina si trova sul piano focale del cristallino, in modo da poter mettere a fuoco le immagini.

 

1 - obiettivo
2 - corpo macchina
3 - pentaprisma
4 - ghiera per la messa a fuoco manuale
5 - ghiera per la impostazione manuale del diaframma
6 - leva per il recupero della pellicola
7 - interruttore generale
8 - zoccolo/contatto per la applicazione del flash
9 - mirino
10 - leva per l'avanzamento della pellicola
11 - contapose
12 - regolazione dei tempi di
esposizione
13 - impostazione della sensibilità della pellicola

 

La macchina fotografica, come abbiamo già detto, è strutturata a imitazione dell'occhio umano. Essa infatti è costituita da un recipiente vuoto, detto corpo macchina [2] (paragonabile al bulbo) che ha, nella parte anteriore, un sistema di lenti detto obiettivo (paragonabile al cristallino) [1] e che ospita, nella parte interna posteriore, detta magazzino, un materiale fotosensibile detto pellicola (paragonabile alla retina).

La macchina fotografica ha un dispositivo che si apre e si richiude al momento dello scatto e permette alla luce di entrare, per un attimo, e di impressionare la pellicola. Si tratta dell'otturatore (paragonabile alla palpebra).

C'è poi un diaframma (paragonabile all'iride), situato nell'obiettivo, che ha un forellino che può allargarsi o restringersi (paragonabile alla pupilla), facendo così entrare più o meno luce, il quale serve per adattarsi alle condizioni di luce ambientale (diaframma più aperto quando c'è poca luce, diaframma più chiuso quando c'è tanta luce).

C'è un mirino che consente al fotografo di inquadrare l'immagine da fotografare.

C'è un dispositivo per la messa a fuoco dell'immagine, a seconda della distanza che intercorre fra la macchina fotografica e il soggetto da fotografare.

C'è un pulsante di scatto, che consente al fotografo di decidere l'istante esatto in cui deve essere effettuata la foto.

C'è una leva di trascinamento della pellicola.

Pertanto le parti fondamentali della macchina fotografica sono:

 

1 - obiettivo
2 - corpo macchina
3 - magazzino
(è la parte in cui è alloggiata la pellicola)

Una caratteristica fondamentale del modello SLR (single lens reflex = reflex con un solo obiettivo) è la seguente:

quando il fotografo guarda nel mirino vede attraverso l'obiettivo, pertanto egli ha una visione esatta dell'immagine che sarà registrata sulla pellicola al momento dello scatto.In altre macchine questo non si verifica, poiché l'immagine nel mirino non viene dall'obiettivo, ma da una piccola finestrina sulla parte anteriore della macchina, in corrispondenza del mirino stesso. Conseguentemente l'immagine nel mirino è spostata di qualche centimetro rispetto a quella che impressionerà la pellicola. Quando si fotografa un paesaggio questo non è un problema, ma quando si fotografano oggetti piccoli e vicini questo può essere un problema.

 

Questa caratteristica delle SRL è possibile grazie ad un sistema di riflessioni che mandano fin dentro il mirino il raggio proveniente dall'obiettivo. Per ottenere questo scopo, ci sono dentro la macchina:

a - uno specchietto,
b - un pentaprisma.

 

1 - obiettivo
2 - specchietto nella posizione a riposo (inclinato a 45°)
3 - specchietto durante lo scatto (in posizione sollevata)
4 - pentaprisma
5 - mirino
6 - otturatore
7 - pellicola
8 - diaframma
9 - percorso del raggio luminoso (linea tratteggiata)

Osservando lo schema di una SRL si può vedere qual'è il cammino della luce (9, linea tratteggiata) dall'obiettivo fino al mirino. In pratica ci sono tre riflessioni, una nello specchietto e due nel pentaprisma. Si tenga presente che:

a - dopo avere attraversato l'obiettivo l'immagine è rovesciata
b - dopo essere stata riflessa dallo specchietto l'immagine è diritta,
c - dopo la prima riflessione nel pentaprisma l'immagine è rovesciata,
d - dopo la seconda riflessione nel pentaprisma l'immagine è diritta e può essere osservata dal fotografo.

Ovviamente in questo modo la luce proveniente dall'obiettivo non potrebbe mai colpire la pellicola, perché è deviata verso l'alto dallo specchietto (2). Pertanto, al momento dello scatto, lo specchietto si alza (3) in contemporanea con l'apertura dell'otturatore, e per un istante il raggio di luce non viene rimbalzato verso l'alto, ma procede diritto e colpisce la pellicola, impressionandola.

Normalmente le SRL (quelle per il formato 35 mm) hanno il corpo macchina e il magazzino uniti in un unico pezzo.

Normalmente le SRL hanno l'ottica intercambiabile, ovverosia gli obiettivi possono essere staccati dal corpo macchina e cambiati con altri obiettivi (normali, grandangolari, teleobiettivi, macro...).

- La camera obscura

Subito dietro l'obiettivo si trova la camera oscura vera e propria; è ricoperta di materiale a bassissimo potere riflettente, in genere verniciata in nero opaco con una sorta di laminatura inclinata per assorbire tutti quei raggi di luce non direttamente interessati alla formazione dell'immagine. Essa deve essere sempre protetta dalla polvere (non riporre mai una macchina senza obiettivo o senza l'apposito coperchio).

Anche l'interno della camera obscura vera e propria è ricco di soluzioni tecnologiche



1. Leva di controllo della profondità di campo - 2. Timer meccanico dell'autoscatto - 3. Pulsante di sblocco per smontare l'obiettivo.


Spaccato della fotocamera e percorso dei raggi di luce

- Lo specchio, il vetrino di messa a fuoco ed il pentaprisma sono tre elementi caratteristici delle reflex poiché consentono di sfruttare l'obiettivo per inquadrare e per focheggiare; nello spaccato si vede la loro posizione nel sistema ed il percorso compiuto dall'immagine.

 

 

Vetrino smerigliato e suo alloggiamentoAlcune fotocamere consentono la sostituzione dei vetrini o schermi di messa a fuoco: essi sono scelti in relazione al tipo di fotografia che si fa abitualmente o sulla base di preferenze personali. Il più diffuso è lo stigmometro con immagine spezzata. Lo schermo di messa a fuoco con il reticolo è utilizzato per riprese di  architettura.

    

Stigmometro a immagine spezzataVetrino con reticolo


Lo specchio è inclinato a 45° con il piano pellicola e con il vetrino così che quando l'immagine appare nitida su quest'ultimo, lo sarà anche sulla pellicola quando si scatta: in quel momento lo specchio si alza avvicinandosi al vetrino e la tendina si apre per esporre la pellicola.

Caratteristico il black-out delle reflex durante l'esposizione. Subito dopo lo specchio ritorna in posizione consentendo la visione. Il rumore che si sente durante lo scatto proviene in massima parte dal movimento dello specchio; l'impatto produce uno sciame di vibrazioni, nonostante il sistema di ammortizzamento.

- Il dorso

è opposto all'obiettivo e corrisponde al fondo dell'occhio; esso è in genere incernierato al corpo macchina in modo da consentire l'accesso al vano pellicola.

Generalmente il dorso si apre ruotando su una cerniera; alcuni vecchi modelli utilizzavano un binario a slitta

Tutto attorno all’elemento ribaltabile si trova una scanalatura riempita di feltro nero che va a chiudersi su un corrispondente filo a sbalzo: il sistema consente di ottenere agevolmente la chiusura stagna alla luce.

 

- Il pressapellicola

Il pressapellicola smontato dal dorso: le molle devono esercitare una pressione delicataè posto sulla parte interna del dorso ed ha il compito di esercitare una moderata pressione sulla pellicola in modo da tenerla ben piana contro la finestra da cui entra l'immagine. Tale pressione è fornita da due mollette.

 

 

 

 

 

- L'otturatore

Tutte le reflex 35 mm dispongono di un otturatore  sul piano focale; Questo serve per distinguerle dalle fotocamere con l'otturatore nell'obiettivo e non a ridosso della pellicola; vedremo più avanti che queste fotocamere vengono definite ad otturatore centrale e quali conseguenze ciò comporta.

 

 

Otturatore carico, tendina chiusa

Il funzionamento di un otturatore a tendina è semplice: paragoniamolo ad una finestra su cui è montata una tenda doppia; il primo telo (rosso) è avvolto attorno ad un bastone verticale sulla destra della finestra stessa, il secondo (blu) è completamente steso, un lembo è sovrapposto alla prima tenda e l'altro è attaccato ad un bastone (attorno al quale si avvolgerà), posto sulla sinistra della finestra. Questa posizione corrisponde al momento in cui la macchina è pronta a scattare.

Esposizione

Con il clic il telo blu si avvolge attorno all'asse ricevente, la finestra si scopre: la pellicola riceve la luce che compone l'immagine, infatti questo momento si chiama esposizione.

Termine dell'esposizione, tendina chiusa, otturatore scarico

Terminato il tempo di esposizione il telo rosso si svolge fino a raggiungere quello blu e la finestra tornerà ad essere coperta.

L'otturatore si ricarica tirando indietro le due tendine contemporaneamente

Per ricaricare l'otturatore senza scoprire nuovamente la finestra sarà sufficiente tirare indietro le due tende contemporaneamente; questo movimento, comandato dalla leva di carica, fa avanzare contemporaneamente la pellicola della quantità necessaria per una nuova fotografia.



Tendina a scorrimento verticale

Lo scorrimento orizzontale delle tendine è piuttosto desueto.

Le tendine allora sono state sostituite da una serie di lamine metalliche sottilissime che si aprono e chiudono come una veneziana consentendo tempi di scorrimento più rapidi. I materiali impiegati nelle ultime generazioni sono acciai, leggeri e resistentissimi.

 

 

 

 

 

Il tempo dell'esposizione viene impostato mediante una ghiera di selezione, solitamente posta sul castello del corpo macchina, fra il pentaprisma e la leva di avanzamento della pellicola: sulla ghiera accanto , i numeri gialli indicano secondi, quelli bianchi frazioni di secondo mentre il valore riportato in rosso è il tempo di esposizione più veloce utilizzabile con un flash; M90 indica il tempo meccanico, cioè l'unico tempo possibile in assenza di pile e la scritta verde AUTO serve a selezionare l'esposizione automatica. Nel nostro caso il tempo impostato è di 1/125° di secondo. Il cerchio tagliato in basso a sinistra indica il piano su cui giace la pellicola.

Alcune vecchie camere presentano anche i valori B e T: con B l'otturatore rimane aperto per tutto il tempo in cui si esercita la pressione sul pulsante di scatto, mentre nel più raro comando T l'otturatore si apre al primo clic e rimane aperto finché non si schiaccia nuovamente. Il nome della posa B deriva da Bulb, lo scatto pneumatico utilizzato dagli avi per far scattare i primi otturatori. La posa T deriva da Time.

 

I corpi macchina meccanici dispongono di sistemi ad orologeria per comandare le tendine, mentre le camere di ultima generazione dispongono di otturatori elettronici: questi sono ovviamente più precisi, ma presentano l'inconveniente di non funzionare senza pile.

Comando dei tempi di esposizione